Aviazione, fantascienza, fotografia, gatti, politica, storia, ufologia
(non necessariamente in quest'ordine)
In questi tempi grami non capita spesso di poter parlare di un autentico eroe - e per di più di un eroe modesto, un eroe che ancora oggi dice di non avere fatto nulla di eroico. Tranne aspettare qualche minuto.
Dobbiamo tornare un po' indietro nel passato - al 1983. Reagan era alla Casa Bianca, Andropov al Kremlino. La tensione USA-URSS era ad uno dei punti più alti dopo la Crisi di Cuba del 1962. La retorica di Reagan infiammava il patriottismo americano; i dirigenti sovietici, al limite della paranoia, solo tre settimane prima avevano ordinato di abbattere un Boeing 747 coreano fuori rotta (sebbene l'aereo fosse stato identificato visualmente dal pilota del caccia che lo aveva intercettato) e da qualche tempo avevano adottato una pericolossima dottrina di lancio su allarme - che in pratica lasciava a singoli ufficiali di medio livello la decisione se dare inizio o no una guerra nucleare globale.
Uno di questi ufficiali era il tenente colonnello Stanislav E. Petrov. La notte del 26 settembre era l'ufficiale più alto in grado di servizio in un bunker della difesa strategica, vicino a Mosca, quando un satellite di sorveglianza segnalò il lancio di un missile dal territorio degli Stati Uniti. Altri quattro missili furono segnalati nei minuti successivi. Petrov sapeva che il sistema di satelliti era nuovo e, a suo parere, non testato a sufficienza: poteva essere un falso allarme. Decise di non avvertire i superiori prima di avere una conferma dai radar di avvistamento, pur sapendo che a quel punto forse sarebbe stato troppo tardi per lanciare i missili sovietici dalle loro basi sotterranee. La conferma radar non arrivò. Petrov aveva preso la decisione giusta. Ma l'emisfero settentrionale del pianeta era arrivato a cinque minuti dall'inizio della distruzione totale.
La carriera militare di Petrov fu compromessa dall'incidente: venne elogiato verbalmente, ma non ebbe medaglie o promozioni, forse per evitare che il vespaio arrivasse fino al Kremlino. Fu assegnato ad incarichi minori, la sua salute risentì dello stress di quella notte, e lasciò le forze armate sovietiche qualche tempo dopo. L'uomo che salvò il mondo è oggi un tranquillo pensionato nella Russia di Putin.
Dopo che la storia è diventata di dominio pubblico Petrov è stato intervistato molte volte e ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali. Modestamente ha sempre affermato di non avere fatto nulla di eccezionale: aveva semplicemente giudicato che un first strike americano non poteva limitarsi a cinque missili (con un presumibile totale di quindici testate indipendenti da 170 kiloton, si dovrebbe aggiungere: sufficienti a polverizzare tutti gli obbiettivi strategici nell'area di Mosca e alcuni milioni di abitanti).
Quello che Petrov non dice (non è chiaro se ne fosse all'oscuro) era che sarebbero bastate poche esplosioni nell'alta atmosfera per generare il temuto EMP e mettere fuori uso gran parte delle reti di comunicazione - militari e civili - dell'Unione Sovietica. Le dottrine dell'epoca affermavano che un attacco di quel tipo doveva essere lanciato da sottomarini prossimi alle acque territoriali nemiche. Ma chi poteva essere sicuro che lo "strano" lancio di soli cinque missili dal suolo americano non fosse proprio un attacco del genere, destinato a lasciare incerto il nemico per la sua apparente mancanza di senso? Nel caso dell'aereo di linea coreano i sovietici si erano trovati in una situazione del genere - c'era un ricognitore elettronico americano in volo su una rotta parallela poco al di fuori dello spazio aereo sovietico, non si capiva che cosa stesse accadendo - e in quel caso l'alto comando aveva deciso di sparare.
Di fronte alla prospettiva di causare non qualche centinaio, ma qualche centinaio di milioni di vittime, un uomo solo con le sue responsabilità decise di rischiare la sua carriera - e la sua stessa vita - e prese la decisione giusta.
Se avesse preso quella sbagliata non saremmo qui a giocare con i telefoni cellulari e Internet: staremmo ancora cercando di rimettere insieme qualcosa dai rottami radioattivi della nostra orgogliosa civiltà occidentale. E saremmo ben pochi a farlo, perché con le città distrutte, l'acqua e la terra contaminate, le infrastrutture in rovina, ben pochi sarebbero sopravvissuti all'inverno del 1984.
Barack Obama ha ricevuto il Nobel per la Pace "sulla fiducia", come hanno detto in molti. Non contesto la decisione dell'Accademia, ma mi domando perché questo oscuro pensionato russo non sia mai stato proposto. Non mi vengono in mente molte persone che lo meritino di più, e che meritino di trascorrere serenamente e senza affanni economici gli ultimi anni della loro vita.

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Nome: Paolo
Sono un informatico, un analista-programmatore della vecchia guardia ante-Web e pre-Windows, che ha scoperto troppo tardi di essere più portato alla fotografia che alla scrittura di programmi applicativi.
Mi interesso di varie altre stupidaggini assortite: storia militare del XX secolo, aviazione, astronomia, ufologia, civiltà extraterrestri, storia controversa delle religioni - tutti argomenti strettamente correlati in più alto ordine delle cose, che però devo ancora trovare.
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