Aviazione, fantascienza, fotografia, gatti, politica, storia, ufologia
(non necessariamente in quest'ordine)
In una settimana che passa dall'ineffabile ridicolo dell'Isola dei Famosi all'incomprensibile ferocia di Bombay/Mumbai, al vostro blogger stanco e affannato non resta che contemplare la neve. E chiedersi se questo inverno precoce (non ricordavo di avere visto la neve a Torino prima dell'inizio di dicembre da molti anni) vorrà continuare in questo modo fino a marzo.
Per ora no. Questa settimana è andata un po' così (non che le precedenti siano state migliori) ma per fortuna si tratta sempre e solo di problemi di lavoro. Se si eccettua la gastrite da stress.
Ce ne sarebbero di cose delle quali parlare... Ma perché abbassare ulteriormente l'umore e la pressione dei miei pochi ma pazienti lettori? L'Autunno del Nostro Scontento va lentamente sfumando nell'Inverno della Grande Inquietudine, e possiamo solo sperare che la prossima primavera porti almeno una piccola inversione di tendenza (sulle festività natalizie credo che nessuno si faccia illusioni).
Vi segnalo comunque dei piccoli ma significativi mutamenti: nella colonna dei miei selezionatissimi link sono apparse alcune novità. Si tratta dei siti della rivista letteraria torinese LN LibriNuovi e del suo supplemento antologico Fata Morgana, oltre che dei blog di alcuni dei curatori e collaboratori: Silvia Treves, Massimo Citi, Davide Mana, Massimo Soumaré.
C'è almeno una frequentatrice abituale di questo blog che conosce il recondito significato di queste novità... E c'è almeno un lettore non occasionale che potrebbe avere dei fondati sospetti :-))
Buon fine settimana a tutti.
E' nata WikiUFO e la versione italiana è già in linea, con pochi ma interessantissimi contributi del CISU, il Centro Italiano di Studi Ufologici che è la controparte "scettica" del Centro Ufologico Nazionale.
Segnalo in particolare questa ricostruzione di un enigmatico incontro ravvicinato del 1950 a suo tempo indagato da Renato Vesco, uno dei miei autori "di culto" giovanili - sul quale aspetto con impazienza una dettagliata biografia, dato che il CISU è in possesso del suo archivio.
Come c'era da immaginarsi è in corso un ridicolo tentativo da parte di politici, commentatori, e nullafacenti di varia tendenza e specializzazione, di appropriarsi di qualche briciola dell'evento epocale di cui al post precedente. Poi c'è chi passa dal ridicolo al patetico perché cerca di dire qualcosa di originale (fra un miliardo di commenti è un po' difficile) oppure teorizza su cose che un tempo forse sapeva e capiva ma che ha quasi del tutto dimenticato negli ultimi decenni.
E' il caso di Francesco Forte, che, se devo essere sincero, non pensavo fosse più tra noi, ma che deve essere stato riportato in vita dallo stato di ibernazione, in cui evidentemente si trovava, grazie al denaro che i contribuenti generosamente stanziano per Il Foglio, il più noto esempio di accanimento terapeutico-giornalistico del nostro sfortunato Paese.
Leggere un articolo perfettamente assurdo dalla prima all'ultima riga e poi scoprire che è firmato da Francesco Forte è un'esperienza che dà una sincera vertigine a chi ricorda l'epoca di Craxi. Si avverte un tremolio dello spazio-tempo, una sensazione simile a quella che si prova leggendo "L'Orrore di Dunwich" di H.P. Lovecraft in una notte buia e tempestosa.
Ecco dunque, proposto alla stupita contemplazione dei fedeli lettori di questo blog, come un inquietante segno dei tempi, questi pensieri da un quasi-oltretomba politico (ho mantenuto la punteggiatura originale, ma mi sono umilmente permesso di evidenziare alcuni passaggi salienti).
Il tramonto dell’occidente è un Eliogabalo con palmare
La vittoria di Obama comporta il verificarsi della profezia di Osvald Spengler sul declino dell’occidente, con riguardo agli Stati Uniti. Piace molto agli europei, che così sperano che la guida politica dell’Occidente passi a loro. A Putin, a Sarkozy, alla Merkel e anche al povero Brown fa comodo un presidente che parte dalla serie B. In effetti la vittoria di Obama implica una temporanea riduzione delle ambizioni internazionali degli Stati Uniti. A tale scopo un presidente non anglosassone di serie B fa gioco a tutti. Ciò anche perché Obama non è un negro, né un meticcio, ma un ibrido. E come tale può essere aggiudicato alla linea“economy” dell’epoca dell’uomo senza identità, tranne quella esteriore, omologata. Resta da vedere se ciò comporti che l’occidente continui a guidare il mondo, dal punto di vista politico, posto che qualcuno negli ultimi anni davvero lo guidasse.
Quando dico che Obama fa comodo a tutti dico che è una specie di Veltroni dei “ricchi”. Classifico gli Stati Uniti come ricchi, in relazione alla loro potenza tecnologica e industriale e alla loro (declinante) potenza bancaria, consistente nel fatto che il dollaro rimane la più diffusa moneta mondiale. I banchieri di Wall Street non avendo a che fare con un presidente grintoso, ma ibridamente populista, potranno farsi aiutare dallo stato molto più di quanto sia accaduto sino ad ora. Il suo governo sarà facilitato dal fatto che la maggioranza della Camera e del Senato saranno dei democratici E, quindi, non dovrà fare il braccio di ferro col parlamento. Anzi avverrà il contrario. Ed è anche per questa ragione che le varie Nancy Pelosi lo sostengono. Come accadde in Italia, quando la Dc stava perdendo i suoi leader storici, si frazionava in fazioni ed eleggeva alla presidenza della repubblica Giovanni Leone e a capo del governo Mariano Rumor.
Ora la vera questione non sta in cosa farà Obama, che non è né un Kennedy, né un Reagan, grandi leader, né un Johnson o un (o una) Clinton, navigati marpioni, ma in cosa riusciranno a elaborare i democratici americani per la sinistra riformista del XXI secolo, dato che saranno loro a guidare Obama e non viceversa. Quanto ai repubblicani, questa è una sonora lezione per loro, che non hanno capito che l’economia di mercato e la libertà, senza i valori etici occidentali, non reggono alla sfida dell’ibrido gioioso di un Eliogobalo, dotato di palmare.
Si rimane senza fiato nel rendersi conto che, se non fosse per le parole sussurrate da questo vegliardo riportato a temperatura ambiente, non ci saremmo resi conto del fatto che un Presidente democratico avrà meno problemi con un Congresso a forte maggioranza democratica.
Un commosso saluto a tutti.
Preceduto dalle note di Sweet Home Chicago, Barack Hussein Obama arriva sul palco un paio di minuti dopo mezzanotte (le 6 in Italia). Ha l'aria stanca e stranamente tesa, il sorriso appare forzato. Sembra un uomo che, raggiunto il primo traguardo con le ultime forze, comincia a contemplare il gigantesco compito che lo attende dal giorno dopo e le smisurate aspettative da cui è circondato.
Comincia a parlare quasi con circospezione. La voce è impostata, il tono è sicuro, eppure non sembra molto convinto delle battute retoriche con cui inizia il discorso: forse le trova anche lui inadeguate ad un momento così straordinario. E mentre snocciola gli inevitabili ringraziamenti, un ascoltatore lontano dagli eventi un po' si stupisce che questo oratore abbia saputo trascinare la folla in maniera così irresistibile. La folla però lo guarda con occhi adoranti, qualcuno sembra ancora incredulo che tutto questo stia accadendo davvero. L'unico momento paragonabile, almeno nei miei ricordi, risale al 20 luglio 1969.
Poi arriva il colpo d'ala, la rievocazione di un secolo di storia americana, vista dalla parte dei neri durante la vita della più vecchia elettrice democratica, che a 106 anni ha votato ad Atlanta, nel Profondo Sud. E lo slogan "Yes, we can" con il quale punteggia il discorso diventa il contrappunto ad una storia di progresso umano e civile, una storia che non finisce con l'elezione del primo Presidente afro-americano. Una storia in cui la speranza di riscatto ed emancipazione ridiventa un sogno americano in un periodo in cui il mondo prende le distanze dagli Stati Uniti e dalla loro influenza politica dell'ultimo mezzo secolo. Non ci sarà un Nuovo Secolo Americano: il XXI secolo sarà qualcosa di diverso. George Bush ha preteso di ignorarlo, Barack Obama lo sapeva fin da prima di candidarsi.
Anche John McCain aveva fatto un discorso nobile e dignitoso, circa un quarto d'ora prima. Se avesse fatto la campagna su quei toni, non avrebbe perso così male, e non avrebbe guidato il Partito Repubblicano ad un disastro elettorale di grandi proporzioni, ad un soffio dalla catastrofe completa.
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Nome: Paolo
Sono un informatico, un analista-programmatore della vecchia guardia ante-Web e pre-Windows, che ha scoperto troppo tardi di essere più portato alla fotografia che alla scrittura di programmi applicativi.
Mi interesso di varie altre stupidaggini assortite: storia militare del XX secolo, aviazione, astronomia, ufologia, civiltà extraterrestri, storia controversa delle religioni - tutti argomenti strettamente correlati in più alto ordine delle cose, che però devo ancora trovare.
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