Aviazione, fantascienza, fotografia, gatti, politica, storia, ufologia
(non necessariamente in quest'ordine)
E' difficile farsi un'idea precisa di quest'altra guerra iniziata in piena estate (e sincronizzata con l'apertura delle Olipiadi a Pechino). Al primo sguardo, e anche al secondo, si tratta di una guerra combattuta nella maniera più classicamente moderna - quella inaugurata nel 1939 dalla Wehrmacht a spese della Polonia, e che ottenne il successo più straordinario nella Francia Settentrionale sette mesi dopo - con truppe regolari da entrambe le parti, artiglieria, carri armati, aerei che sfrecciano alti nel cielo, e civili che vengono colpiti più o meno per sbaglio e che entrano a far parte delle statistiche e della propaganda.
Anche le cause e il modo in cui è scoppiata questa guerra sembrano un déjà vu di quelli che preferiremmo lasciare nei libri di storia.
Di fronte al groviglio inestricabile di torti e ragioni che caratterizza il Caucaso non meno che i Balcani, le reazioni occidentali sembrano ancora più confuse del solito. Fin troppo confuse. Anche prima che la polvere si posi è difficile sfuggire all'impressione che si tratti di un altro capolavoro dell'amministrazione Bush, validamente supportata dalla NATO e dall'Unione Europea. A quanto sembra si è dato spago, troppo spago, ad un leader discusso e discutibile (ma "democratico" e a favore del "libero mercato" - un mantra che accomuna i commenti sul New York Times e sul Washington Post) chiudendo tutte e due gli occhi per non vedere né le contraddizioni locali né il quadro generale.
Promettere alla Georgia l'adesione alla NATO non era solo una stupidaggine in termini di geopolitica, era come mettere i cerini in mano al figlio del custode del magazzino di legna da ardere. Perché chiunque abbia una minima infarinatura di storia moderna sa che, se c'è una cosa che i Russi temono, e che ha radici profonde nella loro memoria storica, è proprio il ritrovarsi accerchiati da nazioni confinanti ostili.
E' probabile che l'attacco russo fosse in preparazione da tempo. Putin e Medvedev attendevano che il loro sventato avversario mettesse il piede nella trappola, e quando ciò è avvenuto hanno raddrizzato il quadro (almeno secondo il loro punto di vista) con quattro colpi ben assestati. Le truppe georgiane addestrate da istruttori americani e israeliani si sono squagliate come neve al sole, e questo è un'altro messaggio forte e chiaro per Washington e Bruxelles.
(Addendum: si legga qui sul New York Times questa analisi dei brillanti risultati della visita di Condoleeza Rice a Tbilisi poco più di un mese fa. Mi domando perché questa signora non si dedichi a tempo pieno alla sua collezione di scarpe italiane o ad altre attività più congeniali alle sue conoscenze e competenze.)
I commenti di fonte americana sono interessanti. Qualcuno ammette, più o meno fra le righe, che fare promesse avventate al primo leader filo-americano disponibile nell'area forse non è stata la mossa più intelligente - pur biasimando Putin per la reazione eccessiva. Una posizione condivisibile, se non fosse minata da diverse applicazioni dell'uso di due pesi e due misure - inclusa la recente indipendenza del Kosovo - e dal grave precedente del 2006, quando si è lasciato che uno Stato Sovrano ne bombardasse un altro per un mese di seguito dopo una scaramuccia di confine.
Spicca, fra gli altri, il commento di Mikhail Gorbachev pubblicato sul Washington Post, che invito a leggere nonostante la sua evidente reticenza su uno o due punti importanti (addendum: lo trovate anche qui sul Guardian).
Fra i più commenti più duri, segnalo Simon Jenkins sul Guardian: "Georgia, a supposed western ally and applicant to Nato, has been treated by Russia to a brutal lesson in power politics. The west has lost all leverage and can do nothing. Seldom was a policy so crashingly stupid."
Ma qualcun altro non riesce a celare la soddisfazione per avere ritrovato il nemico di sempre: l'Unione Sovietica, sia pure senza la falce e il martello. Gli bastano le stelle rosse sugli aerei per rassicurarsi e per sentirsi di colpo più giovane. L'Impero del Male colpisce ancora, fra l'esultanza (appena ipocritamente mascherata) di chi era ormai stufo di teorizzare su guerricciole interminabili e deludenti come l'Afghanistan o l'Iraq. Chi se ne frega più di quei quattro gatti di guerriglieri straccioni?
Non importa chi ha cominciato: eccolo lì il Vero Nemico! Guardate quelle colonne di carri armati, così minacciosamente fotogeniche nelle riprese col teleobbiettivo!
Addendum: fra i commentatori americani c'è perfino chi trova la cerimonia d'apertura delle Olimpiadi cinesi più inquietante della dimostrazione di potenza russa, e intona il requiem per il Nuovo Secolo Americano. E qui ce n'è un altro che dice le stesse cose da Israele: Il futuro appartiene a Russia e Cina. Chissà dove sono finiti tutti quegli esperti di geopolitica che davano la Russia per spacciata.
Cthulhu Plays!
Illustrazione tratta da Da Arkham alle Stelle, a cura di Alessandro Bottero e Gianfranco de Turris, Bottero Edizioni, 2008.
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Nome: Paolo
Sono un informatico, un analista-programmatore della vecchia guardia ante-Web e pre-Windows, che ha scoperto troppo tardi di essere più portato alla fotografia che alla scrittura di programmi applicativi.
Mi interesso di varie altre stupidaggini assortite: storia militare del XX secolo, aviazione, astronomia, ufologia, civiltà extraterrestri, storia controversa delle religioni - tutti argomenti strettamente correlati in più alto ordine delle cose, che però devo ancora trovare.
licenziamentodelpoet... in L'uomo che ha salvat...
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