Aviazione, fantascienza, fotografia, gatti, politica, storia, ufologia
(non necessariamente in quest'ordine)
Caporetto, si scende!
E come me ce n'erano davvero tanti in piazza S. Carlo, più curiosi che altro. Il bilancio della giornata? Grande caldo e grande confusione.
Fine anni '60: una rara immagine di un Tupolev Tu-104 temporaneamente dipinto nei colori dell'Alitalia.
Così lo ricorda oggi una notizia d'agenzia.
Il 21 aprile del 1918 a Vaux sur Somme, sul fronte francese, viene abbattuto dal nemico il barone Manfred von Richthofen, il piu' grande talento della storia dell'aviazione [fino a quel momento - NdB] conosciuto gia' all'epoca come il 'Barone Rosso' per aver fatto dipingere, quasi per sfida, di quel colore il suo aereo per farsi identificare meglio. Una figura a cavallo tra due ere, meta' condottiero medievale e meta' soldato tecnologico, protagonista di quella Grande Guerra che a sua volta segno' un importante spartiacque tra la vecchia e la nuova concezione dell'evento bellico. Nato il 2 Maggio 1892 a Breslau, nella Slesia, da famiglia molto facoltosa, il giovane asso ottiene ben ottanta vittorie aeree confermate durante l'intero conflitto prima di essere abbattuto. Accade il 21 aprile 1918. Quasi per pudore, nessuno dei militari alleati intende rivendicarne l'uccisione che viene attribuita al capitano Roy Brown. Questi, tuttavia, non rivendica l'abbattimento, che e' infatti probabilmente merito del sergente Popkin o dell'artigliere Robert Buie della contraerea australiana. [In realtà Brown cercò di attribuirsi la vittoria ma la sua versione fu contestata già all'epoca - NdB] Richtofen viene sepolto dagli inglesi e la sua bara salutata dalla rituale salva di fucile, con una cerimonia identica a quella riservata agli alti ufficiali inglesi. Un caccia inglese sorvola il campo-base tedesco di Cappy lanciando il seguente messaggio: "Al corpo d'aviazione tedesco. Il cavaliere barone Manfred von Richtofen e' stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari". Non aveva nemmeno ventisei anni.
Partendo dalla lezione pionieristica del suo "maestro", Oswald Boelcke, Richthofen inventò praticamente da zero la tattica del combattimento aereo - offesa e difesa in quella terza dimensione che era sempre stata negata ai guerrieri. Quando cadde sul suolo francese, il primo volo controllato di un aeroplano era avvenuto solo quattordici anni e cinque mesi prima.
Non sembra un secolo: è un secolo. E mi dà una certa scossa rendermi conto che quando ho letto per la prima volta il nome del Barone Rosso erano passati solo metà di questi anni.
I prossimi cinque anni saranno così.
In questi giorni ho scoperto di avere almeno due buone ragioni in più per cercare di arrivare al mio ottantunesimo compleanno, nel maggio 2036:
- vedere come sarà l'Italia dopo l'era di Berlusconi (che allora avrà cent'anni);
- vedere la fine del mondo in diretta.
Nel giro di due mesi, quasi tutti quelli che hanno ostacolato o indebolito il governo Prodi e ne hanno provocato la caduta sono stati spazzati via dalla scena politica. Mastella non l'ha voluto nessuno, i vari dissidenti di sinistra si sono immolati con le loro falci e i loro martelli, i ministri che andavano alle manifestazioni contro la politica del governo hanno seguito la sorte dei loro partiti, e Fausto Bertinotti lascia la presidenza della Camera, il seggio da deputato, e la direzione di Rifondazione Comunista - o di ciò che ne rimane.
Sic transit gloria mundi. Si attendono notizie di Lamberto Dini e di alcuni altri dei quali al momento mi sfugge il nome. Se fossi al posto di D'Alema, piuttosto che pensare a far la pelle (politicamente) a Veltroni, me ne andrei a fare una crociera intorno al mondo con la mia barca. E se fossi Padoa Schioppa, mi ritirerei in campagna e mi dedicherei alla collezione dei miniassegni degli anni '70, come già avevo suggerito quasi un anno fa.
Certo Prodi non ha motivi per essere soddisfatto, né tantomeno orgoglioso, di quello che è successo ieri. Il disastro d'immagine e di sostanza del suo governo ha zavorrato le ali di Veltroni, e ha stroncato le velleità della sinistra (ma penso che leggerò con interesse le sue memorie, se e quando le scriverà). Eppure sono sicuro che qualche amara risata, in privato, se la sarà concessa. Per due volte ha affrontato Berlusconi e lo ha battuto. Tutti gli altri - Occhetto, Rutelli, Veltroni - hanno preso delle batoste memorabili. In entrambi i casi è caduto per ragioni (dichiarate) abbastanza futili, ma in maniera pulita, con un regolare voto di sfiducia dopo un dibattito parlamentare. Non ricordo che sia successo molte altre volte.
P.S. Nino Strano, quello della mortadella al Senato, non è stato rieletto.
Visto come si mettono le cose, ripropongo l'immagine della futura classe dirigente del paese.
D'altra parte ognuno ha la classe dirigente che si merita. O no?
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Nome: Paolo
Sono un informatico, un analista-programmatore della vecchia guardia ante-Web e pre-Windows, che ha scoperto troppo tardi di essere più portato alla fotografia che alla scrittura di programmi applicativi.
Mi interesso di varie altre stupidaggini assortite: storia militare del XX secolo, aviazione, astronomia, ufologia, civiltà extraterrestri, storia controversa delle religioni - tutti argomenti strettamente correlati in più alto ordine delle cose, che però devo ancora trovare.
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